Nazareth in Festa

Va DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

(5 febbraio 2012) Anno B - Rito Romano

PREGHIERA

  

"La verità molte volte scotta e preferiamo

rimanga sotto la cenere...

Preferiamo restare abbarbicati ai nostri

vecchi schemi mentali piuttosto che

accogliere la novità del tuo Spirito...

Sconfiggi, Signore, tutte le nostre

presunzioni ed anche il nostro corto respiro,

così che ci poniamo con prontezza nel solco

della libertà, che a Nazareth hai Inaugurato

nonostante la totale incomprensione 

dei tuoi compaesani.

Amen".
                                      
D. M. Turoldo
                         
          

  

 

+ Ascolta

                 

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini. perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

              

+ Medita

             

La preghiera non è tutto ma tutto inizia dalla preghiera (T. Beckett). La preghiera è stato il segreto di Gesù. Ce lo dice la parte finale del Vangelo di oggi.

Gesù non ha solo guarito i malati che gli si premevano intorno, ha anche pregato, anzi san Marco sottolinea che egli ricercava momenti di solitudine per parlare con il Padre suo. Egli era venuto per sanare e salvare. Non per risanare e basta, se dava la salute del corpo era come per anticipare la salvezza dell’anima.

Le parole finale di Giobbe nella prima lettura sono incontestabili: un soffio è la vita:
l’occhio non rivedrà più il benessere della propria giovinezza?. Quello però che non possiamo trattenere per noi, perché inesorabilmente ci sfugge, lo possiamo donare agli altri, in spirito di condivisione, con gesti di carità, con lo slancio del sollievo morale se non di quello fisico. E tanto più faremo così quanto più saremo uniti a Dio con una vita di preghiera fiduciosa e perseverante.

                  

+ Rifletti

                

So denunciare con coraggio le violenze e le situazioni di sofferenza dell'umanità, ed essere segno di speranza per tutti gli innocenti e le vittime del male? Nel mio esame di coscienza penso sempre alla vita come dono? Sono uomo di speranza nella vita?